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18 marzo 2013

Nasce la chiesa provvisoria a Crevalcore

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Le ditte Schiavina srl, Wood Albertani spa e Parisini Impianti stanno lavorando alla realizzazione della chiesa di Crevalcore, che verrà utilizzata a scopo liturgico fino alla completa ristrutturazione della chiesa parzialmente crollata a causa del sisma del 29 maggio 2012.
Il progettista è l’architetto Claudia Manenti, del Centro Studi per l’architettura sacra e la città, che coì descrive il progetto:
Il quadrato e il cerchio sono da sempre stati intesi come simboli della terra e del cielo. La terra con i quattro punti cardinali è rappresentata dalla forma ‘finita’ del quadrato, mentre la volta celeste, sede dei fenomeni luminosi è luogo del mistero trascendente, è simboleggiato dal percorso senza inizio e senza fine delle circonferenza.
Il progetto della chiesa provvisoria “Tra terra e cielo” organizza i suoi spazi su questa doppia simbologia. Estremamente semplice nel suo impianto architettonico, l’edificio distingue ma relaziona le due parti di cui si compone: un basamento di 5 mt. di altezza individua il perimetro quadrangolare dello spazio interno, messo in comunicazione con l’esterno dai tagli delle finestrature e del portale di ingresso, mentre una copertura curva, costruita sulla base di una circonferenza, come volta celeste accoglie il basamento in un abbraccio. L’ingresso è protetto da un alto portico ed è sottolineato da un portale rosso che ne evidenzia la presenza. La volta della copertura che si prolunga nel portico è di legno, protetto all’esterno da un rivestimento metallico.
L’ampio volume scatolare è sottolineato all’interno dalle finestrature che corrono sui tre lati tra la copertura e il basamento, generando un taglio di luce continua.
L’interno è articolato attorno ai tre fuochi liturgici dell’altare, dell’ambone e della sede.
L’assemblea è posta sui tre lati dell’aula e si stringe attorno all’altare, partecipando in questo modo alla celebrazione liturgica.
L’altare è anch’esso quadrato, a ricordo degli antichi altari di cui parlano le fonti patristiche, mentre l’ambone è il “luogo alto”, raggiungibile attraverso qualche gradino, da cui la Parola viene proclamata e scende sulla comunità in ascolto. Il celebrante, quale primo ascoltatore della Parola, è posto davanti all’ambone, distinto ma facente parte dell’assemblea.
Dietro l’altare una parete rossa sottolinea la preminenza della mensa e la sua centralità rispetto all’aula liturgica. Negli spazi a destra e a sinistra dell’altare, trovano posto il Tabernacolo e l’immagine mariana, mentre il fonte battesimale, in foggia di semplice vasca, è posto a sinistra dell’ingresso.
Lo spazio interno è ritmato dalle quattro colonne portanti che fungono da collegamento tra la terra e il cielo della copertura e configurano una sorta di ciborio intorno all’altare.
Sagrestia, sala parrocchiale e servizi sono posti in locali collocati nel lato opposto all’entrata, raggiungibili sia dal portico che corre tutt’intorno alla costruzione, sia dalle porte poste sul retro dell’edificio.
A seconda delle esigenze della comunità, lo spazio dell’aula e i locali di servizio possono essere diversamente organizzati, collocando nuove aule e cappelle feriali a destra e sinistra dell’ingresso, limitando così i posti a sedere dell’aula, oppure togliendo il corpo dei servizi retrostante.
Il progetto è pensato per accogliere nella semplicità e linearità del sistema modulare la comunità che celebra. L’estrema flessibilità dello spazio interno, associata ad una connotazione architettonica non prettamente liturgica, pur mantenendo una chiara connotazione simbolica ne garantisce la possibilità di un utilizzo diverso qualora la comunità possa tornare a celebrare nelle sedi stabili.

(fonte arch.Claudia Manenti)

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